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Metodo Casiraghi-Jones
LA TRADUZIONE PAROLA PER PAROLA  

TESTO di Roberto Casiraghi
e Crystal Jones
COPYRIGHT di: Casiraghi Jones Publishing srl
In questo articolo, esponiamo le regole principali del nostro metodo. Vi
raccomandiamo di prestare molta attenzione alle nostre convenzioni perché solo così potrete ottenere il massimo dal Metodo Casiraghi-Jones. Non preoccupatevi di padroneggiare tutto immediatamente ma ritornate sovente a leggere questo testo: il vostro studio non potrà che risultarne agevolato!

 

la TRADUZIONE PAROLA PER PAROLA


Il principio della traduzione letterale


La novità più appariscente del Metodo Casiraghi-Jones è sicuramente l’affiancamento al testo inglese di una doppia traduzione: la traduzione in buon italiano e la traduzione letterale parola per parola. Dal confronto tra buona traduzione e traduzione letterale, brutta ma fedele, emerge il vero significato del testo inglese.

Facciamo un esempio:se qualcuno, in inglese, dice che andrà a scuola ad Oxford e il suo interlocutore ribatte “Same here”, fornire la corretta traduzione italiana: “Anch’io” non sarà di molto aiuto a chi impara. Dando invece anche la traduzione letterale parola per parola “Stesso qui”, chi impara capisce intuitivamente che la frase inglese ha, nel contesto dato, lo stesso senso di “Anch’io” e si rende conto, al contempo, della diversità fra le due lingue.


La corrispondenza parola per parola


La nostra traduzione è realizzata in modo che sia sempre possibile individuare la corrispondenza tra parola inglese e parola italiana.

Esempio:

There’s even a flat= C’è perfino un appartamento. 

Come si può notare, ad ogni parola inglese corrisponde una parola italiana. Nei casi in cui non sia possibile tradurre parola per parola perché il significato è dato dall’insieme di parole e non dalla parola singola (esempio, give_up che significa rinunciare) scriviamo un trattino basso in grigio con funzione unificante.

Ecco altri esempi: 1) go_in=entrare; 2) another=un_altro;3) by_the_way=a_proposito.

A volte, per unire delle parole che sono fisicamente lontane, usiamo il cosiddetto “colore grigio unificante”.Nell’esempio seguente When do rehearsals start? (Quando cominciano prove?), usando il colore grigio su “do” e “start” facciamo capire che le due parole in grigio, anche se fisicamente lontane, vanno considerate come una parola unica corrispondente alla traduzione italiana “cominciano”.


Eccezioni alla regola della letteralità


Nonostante la volontà di essere letterali, abbiamo ritenuto opportuno evitare la letteralità ogni volta che si ha a che fare con regole grammaticali conosciutissime. Nell’elenco sottostante, tradurremo quindi le espressioni inglesi di sinistra con l’italiano non letterale di destra e non con quello letterale al centro:

doesn’t work=fa non lavorare>>>non lavora
had been=aveva stato>>>era stato
is working= è lavorante>>>sta lavorando
will do=vuole fare>>>farà
he’s got=ha ottenuto>>>
ha
it won’t be=esso vuole non essere>>>non sarà


Altre convenzioni


Il simbolo della tilde (~) posto fra due o più parole inglesi indica l’inversione, ossia il fatto che nel tradurre in italiano quello che viene prima in inglese va dopo e viceversa. Esempio: typing~agency=dattilografia agenzia ossia agenzia di dattilografia. Due tildi consecutive indicano di solito la presenza di un genitivo sassone. Es. the children’s schools=le bambini~dei~scuole ossia le scuole dei bambini

L’asterisco * prima di una parola italiana indica che essa non esiste o è sottintesa nel testo originale inglese. Esempio: I wish you were here=vorrei *che tu fossi qui (la parola che è sottintesa nell’originale inglese).

La triplice freccia  >>>indica che quella che segue è la traduzione in buon italiano.

La barra obliqua /  viene usata per indicare un’alternativa di traduzione più adatta al contesto dato. Es. to give up=rinunciare/lasciar perdere.

Le parentesi quadre con il simbolo di uguale all’interno [=....] vengono inserite per indicare le equivalenze ossia a cosa corrisponde una data espressione inglese che viene formulata in forma breve per esigenze espressive e di concisione tipiche del linguaggio parlato rispetto a quella che dovrebbe essere la forma completa. Per esempio, I’m [=I am] oppure he’d [= he would] o, nel caso di frasi, Ever seen such a stupid man? [=Have you ever seen such a stupid man]

I pronomi personali inglesi nella traduzione letterale italiana vengono talvolta omessi.

It Viene tradotto con esso oppure ciò a seconda del contesto.

You Viene tradotto con tu, Lei (forma di rispetto) o voi a seconda del contesto.

To dell’infinito Viene tradotto, a seconda del contesto, con a, di, da, per o non viene tradotto affatto.

Forme in -ing (working) Vengono tradotte, a seconda dei casi, come:
1) gerundio, “lavorando”
2)infinito, “lavorare”
3) sostantivo, “il lavorare”
4) partecipio presente, “lavorante”
5) frase relativa, “che lavora”

He’s equivale a he is (egli è)oppure a he has (egli ha).

He’d equivale a he had (egli aveva) oppure a he would (egli + condizionale)

He’ll equivale a he will (egli + futuro). Lo stesso vale per tutti gli altri pronomi personali.

Il verbo get, che, più che avere un significato proprio, riveste una miriade di significati, viene prevalentemente tradotto come: 1) ottenere 2) ricevere 3) prendere 4) comprare 5) diventare 6) venire 7) arrivare 8) mettere.